Chi non ha mai sognato di volare? Con il parapendio è possibile, facile e sicuro. Un'ala, il vento e la libertà del cielo — il vero Volo Libero.
Grazie ai prodigi della tecnica moderna, oggi è possibile, facile e sicuro con il parapendio. Un mezzo semplice, di facile apprendimento, economico ed ecologico. Un'ala che puoi spiegare su un prato, per poi decollare con una leggera corsa per esplorare un mondo nuovo.
Ti sarà così possibile godere di una vista solitamente riservata agli uccelli come l'aquila ed il falco e potrai volteggiare nell'aria con la sola energia delle correnti ascensionali, in piena armonia e rispetto della natura. Un mezzo pratico, che riposto in uno zaino di 10-15 kg puoi portare sempre con te, svincolato da aeroporti, orari, carburanti, inquinamento.
Il vero Volo Libero. Per godere di tutto ciò, nel rispetto della sicurezza e delle leggi, il volo in parapendio deve essere appreso in corsi tenuti da scuole di volo certificate dall'AeroClub d'Italia.
L'attrezzatura necessaria al volo è composta da un'ala (generalmente chiamata vela dai parapendisti), alla quale è sospesa la selletta del pilota tramite un sistema di "fasci funicolari". I "fasci funicolari" terminano sugli "elevatori" che rappresentano anche il punto di congiunzione tra la "vela" e l'imbrago all'interno del quale è seduto il pilota.
Il pilota controlla il volo tramite due comandi, i freni aerodinamici. Tutte le vele sono dotate di un dispositivo di accelerazione da controllare con i piedi, detto comunemente "acceleratore" che, variando l'angolo di attacco, consente una migliore performance di velocità o efficienza a seconda della regolazione e comunque in base alle condizioni aerologiche (es. migliore "penetrazione" del profilo dell'ala rispetto all'aria nel caso in cui vi sia la necessità di avanzamento più rapido con vento contrario forte).
Agendo sulla pedalina, comunemente chiamata SPEED, si va a variare l'incidenza dell'ala. Tale variazione comporta un aumento della velocità. Curiosamente in Italia non è obbligatorio per legge il paracadute d'emergenza. Nonostante non ve ne sia l'obbligo questo è comunque adottato dalla totalità dei praticanti ed è normalmente integrato nella selletta. Si tratta di un paracadute "a calotta" estraibile mediante una maniglia di estrazione.
L'ala del parapendio, fabbricata in tessuto particolarmente resistente e professionale, non è rigida e la forma è mantenuta dalla pressione interna, creata dinamicamente dal flusso dell'aria sulle bocche anteriori dell'ala o "vela". È costituita da una serie di cellule dette cassoni, che gonfiandosi d'aria mantengono gonfia la struttura dell'ala, separati gli uni dagli altri da centine che collegano l'estradosso (parte superiore) all'intradosso (parte inferiore). Le centine sono traforate per permettere la circolazione dell'aria all'interno della vela.
Ogni semiala è collegata all'imbrago (selletta di pilotaggio) tramite un fascio di cavi o "cordini" realizzati in materiali estremamente resistenti e non allungabili quali il kevlar pre-stirato e l'Aramide. Ogni filo può sostenere da solo, se integro, da 80 a 200 kg prima di rompersi, quindi l'intero fascio funicolare può sostenere facilmente un peso superiore alla tonnellata.
I cordini si designano con una lettera a seconda della posizione: i frontali sono le bretelle A, quelle successive le B e così via. Il dispositivo di accelerazione SPEED agisce direttamente sulle bretelle A e B tirandole verso il basso.
Il pilota siede nella selletta, a cui vengono agganciati tramite moschettoni i due cavi funicolari, ed è legato ad essa da due cosciali ed un pettorale. Anche il paracadute di emergenza è collegato alla selletta. Il fondo della selletta è normalmente rigido ed imbottito, per assorbire eventuali urti dovuti ad un atterraggio troppo violento. La selletta è spesso dotata di numerose tasche per permettere al pilota di portare con sé in volo l'attrezzatura completa che altrimenti sarebbe costretto a lasciare in decollo.
I comandi (più frequentemente chiamati freni) permettono il controllo della direzione del volo del parapendio e della sua velocità. Ognuno dei due freni è collegato al bordo d'uscita della sua semiala. Trazionando il freno si rallenta la semiala corrispondente, quindi l'avanzamento inerziale del pilota, il suo peso, che seguita ad avanzare, innesca un moto centrifugo che fa sì che il parapendio ruoti verso quella direzione.
Trazionando simmetricamente i freni, il parapendio rallenta di una velocità proporzionale al trazionamento. Trazionando troppo e troppo a lungo un freno è possibile portare il parapendio in condizione di stallo. A questi due comandi si aggiunge la pedalina dello SPEED.
L'acceleratore è un dispositivo costituito da una barra trazionabile coi piedi collegato alle bretelle A del fascio funicolare. Permette di modificare l'incidenza dell'ala accorciando in modo differenziato le diverse linee funicolari. Diminuendo l'incidenza dell'ala si guadagna velocità, ma si rende il parapendio più sensibile alle turbolenze e si facilitano eventuali chiusure.
Il dispositivo agisce tramite un sistema di pulegge di rinvio, cinghie di ridistribuzione della trazione, un cordino dell'acceleratore SPEED e un anello di collegamento alla selletta.
Pur non essendo obbligatorio per legge in Italia, è adottato dalla totalità dei praticanti ed è normalmente integrato nella selletta. Si tratta di un paracadute "a calotta" estraibile mediante una maniglia di estrazione.
Comprendere la struttura della vela è fondamentale per ogni pilota. Ogni componente ha un ruolo preciso nella generazione di portanza e nel controllo del volo.
Le centine sono, nella maggior parte dei casi, traforate per permettere la circolazione dell'aria all'interno della vela ottenendo così un gonfiaggio ed un comportamento in volo il più uniforme possibile. Si può immaginare la vela divisa in due metà, dette semiali destra e sinistra. La parte superiore dell'ala è chiamata estradosso, la parte inferiore intradosso.
Negli ultimi anni sono stati commercializzati modelli "mono-superficie", cioè privi di intradosso. Su questi modelli il fascio funicolare è agganciato direttamente alle centine, l'intradosso è del tutto assente e l'ala è mantenuta in forma dalla pressione aerodinamica. Questi modelli risultano essere marcatamente più leggeri e più dinamici, venendo a mancare l'inerzia dovuta al peso dell'aria intrappolata all'interno dell'ala di un parapendio tradizionale.
Ogni semiala è collegata all'imbrago (selletta di pilotaggio) tramite un fascio di cavi o "cordini" realizzati in materiali estremamente resistenti e non allungabili quali il kevlar pre-stirato e l'Aramide. Ognuno dei due fasci funicolari termina con un'asola rinforzata per il collegamento alla selletta tramite un moschettone. Il fascio posteriore, collegato al bordo d'uscita, è dotato anche di due maniglie (i freni) e viene utilizzato per il controllo della vela.
Ogni filo del fascio funicolare può sostenere da solo, se integro, un peso dagli 80 ai 200 kg prima di rompersi, quindi l'intero fascio funicolare può sostenere facilmente un peso superiore alla tonnellata. È uso comune designare i vari cordini del fascio funicolare con una lettera a seconda della loro posizione: i cordini frontali sono le bretelle A, quelle successive le B e così via.
Una vela ha generalmente dalle 2 alle 5 bretelle, ognuna con dai 2 ai 5 cordini. Le vele con maggiori prestazioni utilizzano un numero minimo di cordini, per minimizzare la resistenza di forma. Il dispositivo di accelerazione SPEED agisce direttamente sulle bretelle A e B tirandole verso il basso.
Il decollo si effettua sempre da un pendio sufficientemente inclinato. Questo perché un parapendio ha una traiettoria di volo che punta sempre verso il basso, e se l'inclinazione del pendio è minore di quella della traiettoria di volo non sarà possibile staccarsi da terra. Vi sono due tecniche principali di decollo: dando le spalle alla vela (decollo all'Italiana) e decollo fronte vela (noto anche come decollo alla francese).
È sempre fondamentale osservare con cura le condizioni meteo e la loro evoluzione, in quanto è estremamente pericoloso decollare con un vento di intensità pari o superiore a 25 km/h o in prossimità di cumulonembi.
Questa tecnica viene utilizzata quando il vento è debole o nullo. È il tipo di decollo più semplice e avviene di solito con il bordo verso l'alto. È comune tirare il centro della vela verso l'alto in modo che sia il primo a gonfiarsi, facilitando il decollo.
Il decollo fronte vela viene di solito effettuato in condizioni di vento sostenuto, e pur essendo lievemente più complesso del decollo con rincorsa per la maggiore capacità di controllo necessaria è il tipo di decollo più utilizzato. Dopo aver disposto la vela, controllato ed agganciato i fasci funicolari ed essersi agganciati all'imbrago come nel decollo con rincorsa, il pilota si volta verso la vela ed afferra i fasci incrociando le braccia.
È da notare che pur avendo le braccia incrociate rispetto alla vela, si hanno sempre nella mano sinistra freno e bretella A sinistri e nella mano destra freno e bretella A destri. Una volta impugnati freni ed elevatori, il pilota indietreggia e solleva la vela, che si gonfia investita dal vento relativo. Durante il gonfiaggio si controllano i movimenti della vela con i freni e si controlla il corretto dispiegamento del fascio funicolare.
Quando la vela sia giunta sopra la testa, si può procedere con la rincorsa ed il distacco dal suolo come nel decollo con rincorsa, ovviamente non prima di essersi girati in avanti ed aver disposto correttamente le braccia. In presenza di un vento regolare e di moderata intensità è possibile mantenere la vela sopra la propria testa senza passare alla rincorsa ed al successivo distacco. Si tratta di un ottimo esercizio per acquisire la sensibilità necessaria al volo.
La fase di atterraggio è, insieme a quella di decollo, particolarmente critica per la vicinanza al terreno. Sebbene l'atterraggio in parapendio non sia particolarmente complesso, vista la bassa velocità di volo ed il piccolo spazio necessario ad atterrare, è necessario prestare ad esso particolare cura. Prima di decollare è innanzitutto essenziale conoscere il luogo d'atterraggio e le sue caratteristiche. Fa eccezione in questo, per ovvi motivi, il volo in distanza, fortemente sconsigliato a piloti privi di esperienza.
La prima fase dell'atterraggio è l'approccio o avvicinamento. La manovra d'avvicinamento inizia ad una quota che dipende dalle caratteristiche del terreno e dalle condizioni meteorologiche quali il vento e le correnti ascendenti o discendenti. L'obiettivo è arrivare in atterraggio con una quota che permetta di toccare il suolo nel punto desiderato ed un vento frontale.
È molto pericoloso atterrare con il vento alle spalle: si rischia di raggiungere il suolo ad una velocità eccessiva, in quanto alla velocità di volo normale si somma la velocità del vento. Le due tecniche di pilotaggio generalmente insegnate sono l'attacco ad 8 e l'attacco a C.
Il pilota percorre una traiettoria perpendicolare alla direzione del campo di atterraggio. Superato il bordo del campo, effettua una virata di più di 180 gradi in direzione dell'atterraggio ed effettua un secondo passaggio. I passaggi vengono ripetuti fino a raggiungere una quota rispetto all'atterraggio tale da consentire di effettuare il finale.
Se il vento è nullo la quota viene smaltita sul confine dell'atterraggio, e la quota d'ingresso dipende solo dall'efficienza dell'ala con la quale si vola; all'aumentare del vento è necessario smaltire la quota progressivamente più vicino al punto in cui si intende atterrare, effettuando un ingresso a quota progressivamente più bassa.
In condizioni di vento particolarmente sostenuto può capitare addirittura di dover smaltire oltre il punto di contatto, in quanto l'esecuzione degli 8 può comportare un certo arretramento nel momento in cui ci si trova con il vento al traverso.
Richiede una maggior capacità di valutazione delle caratteristiche del proprio mezzo e delle condizioni meteo presenti. Lo smaltimento di quota avviene fuori dall'atterraggio e sopravento ad esso, effettuando virate di 360 gradi su di un punto preciso di riferimento. Raggiunta una quota sufficientemente bassa, il pilota raggiunge l'atterraggio (volando col vento alle spalle) e si pone controvento con una virata a U.
Il finale viene effettuato normalmente. Nonostante la maggior complessità di esecuzione, l'atterraggio a C consente di atterrare effettuando meno manovre, permette una migliore gestione del vento limitando gli effetti dello scarroccio laterale, e permette a più piloti contemporaneamente di smaltire quota senza creare situazioni congestionate sul lato sopravento del campo, e soprattutto non crea ostacoli a mezzi più veloci come i deltaplani.
È tra l'altro la manovra preferita e prescritta in tutti gli aeroporti dove occorre gestire un certo quantitativo di traffico di aeromobili.
La fase conclusiva dell'atterraggio (chiamata, per questo, finale) si svolge sul campo di atterraggio con vento frontale. È ancora possibile smaltire quota effettuando delle virate ad S, ma è importante che il contatto col suolo avvenga con la vela orientata controvento. Il pilota arriva alla massima velocità possibile per evitare un pericoloso stallo in caso di gradiente di vento e, giunto ad un paio di metri dal suolo, frena progressivamente la vela per giungere allo stallo quando i suoi piedi sono già a contatto col suolo. La frenata deve iniziare prima se l'atterraggio è in salita, e deve essere ritardata se l'atterraggio è in discesa.
È importante tenere presente che il parapendio non ha nulla di paragonabile ad un carrello di atterraggio, poiché le gambe del pilota svolgono questa funzione. Risulta quindi fondamentale che la velocità rispetto al suolo al momento dell'atterraggio sia compatibile con la velocità di corsa del pilota (un uomo difficilmente corre oltre i 25 km/h se privo di un intenso allenamento specifico).
Atterrando col vento alle spalle, alla velocità di volo normale si somma la velocità del vento, rendendo l'impatto potenzialmente pericoloso. A differenza del deltaplano o dell'aliante, il parapendio risente dell'effetto suolo solo in maniera minima, in quanto all'atterraggio la vela si trova ancora a molti metri dal terreno.
Comprendere il comportamento del parapendio in volo è la base di ogni pilotaggio sicuro. La velocità si misura sempre rispetto all'aria e rispetto al suolo: due valori che possono differire enormemente.
Quando si parla di velocità di volo è sempre necessario specificare se è misurata rispetto al suolo o rispetto all'aria. Un parapendio ha infatti, rispetto all'aria, una velocità massima ed un tasso di caduta minimo che dipendono solo dalle sue caratteristiche costruttive. Se ad esempio un parapendio vola a 30 km/h in aria immobile, la sua velocità rispetto al suolo sarà sempre 30 km/h; con un vento a favore di 10 km/h (proveniente alle spalle del pilota) la velocità rispetto al suolo sarebbe di 40 km/h, mentre con un vento contrario di 10 km/h il parapendio volerà rispetto al suolo a 20 km/h. La velocità rispetto all'aria può essere controllata agendo sui freni e sull'acceleratore:
Il comportamento di un parapendio in virata dipende da due elementi: il trazionamento dei freni e lo spostamento del peso del pilota. Trazionando i freni in modo asimmetrico si ottiene la virata: trazionando il freno destro il parapendio vira verso destra, trazionando il freno sinistro vira verso sinistra.
Durante una virata effettuata coi soli freni il peso del pilota tende a far inclinare il parapendio, in quanto il pilota pesa molto di più dell'ala e viene spostato verso l'esterno dalla forza centrifuga. Questo movimento, detto rollio, riduce la superficie proiettata della vela e quindi le fa perdere efficienza. Durante una virata la vela perde quota in maniera proporzionale alla velocità della virata stessa: una virata stretta e quindi veloce farà perdere quota in maniera maggiore rispetto ad una virata più larga.
Per questo stesso motivo, durante le virate il freno esterno (cioè quello che non è trazionato) viene di solito tenuto in posizione di massima velocità: vista la perdita di portanza, durante una virata stretta si rischierebbe di rallentare eccessivamente la semiala frenata, generando uno stallo asimmetrico dell'ala. Il peso del pilota è un fattore importante nelle virate: spostando il peso è possibile far virare la vela anche senza trazionare i freni e modificare sostanzialmente il comportamento della vela in virata.
Il parapendio, come tutti i mezzi volanti con o senza motore, necessita di una forza esterna per poter vincere la forza di resistenza e mantenere il moto. Durante la semplice planata in aria calma, l'ala spende quota scendendo su di un piano inclinato e questo le permette di utilizzare una componente della forza peso, forza esterna appunto, come forza propulsiva in direzione uguale e contraria a quella della resistenza.
Per prolungare il piacere del volo, il pilota deve imparare a sfruttare le correnti ascensionali presenti in natura, altrimenti è costretto a scendere solamente. Il volo nelle correnti ascensionali si divide in due tipi a seconda dell'origine della corrente: il volo in termica sfrutta le ascendenze generate dal riscaldamento delle masse d'aria, il volo in dinamica utilizza le ascendenze che si generano quando un vento meteorologico incontra un ostacolo opportunamente conformato.
Il volo termico consiste nello sfruttare le correnti ascensionali per guadagnare quota. Le correnti termiche si formano quando una massa di aria viene a contatto con una superficie calda (non è il Sole a scaldare direttamente l'aria, ma la superficie calda a riscaldare l'aria per convezione) e si scalda più di quella circostante. In base al Principio di Archimede, una massa d'aria più calda e quindi meno densa tende a sollevarsi rispetto a quella circostante con una velocità proporzionale alla differenza di temperatura.
Un parapendio all'interno di una corrente termica, pur continuando a perdere quota rispetto all'aria al suo tasso di caduta normale, potrà guadagnare quota rispetto al suolo quando l'aria salga rispetto al suolo più di quanto il parapendio scenda rispetto all'aria. Bisogna inoltre tenere presente che il ciclo termico forma essenzialmente delle celle convettive, e quindi ad una ascendenza è sempre associata una discendenza.
La corrente termica continuerà a salire fino a che la sua temperatura sarà superiore a quella dell'aria circostante. Una termica si raffredda ad una velocità di 1 °C ogni 100 metri (gradiente adiabatico secco), mentre la velocità di raffreddamento dell'aria circostante dipende dalle condizioni meteo. La variazione di temperatura con la quota prende il nome di gradiente termico verticale: una giornata con gradiente minore di 1 °C ogni 100 metri si definisce stabile, una con gradiente maggiore di 1° ogni 100 metri si definisce instabile.
In una giornata stabile le termiche raggiungeranno una certa quota, detta plafond, prima di fermarsi per l'esaurimento della spinta di galleggiamento. In una giornata instabile le termiche rimarranno sempre più calde dell'aria circostante e teoricamente si fermeranno solo al raggiungimento della stratosfera. Volare in una giornata instabile può essere estremamente rischioso, in quanto una termica può raggiungere velocità verticali di decine di metri al secondo sia in ascendenza che in discendenza.
Le colonne d'aria calda ascendenti danno origine, se sufficientemente umide, a nubi di tipo cumuliforme. Una termica che non dà origine ad una nube è generalmente detta termica blu. Per sfruttare una termica il pilota vi vola attraverso ed effettua delle virate di 360° all'interno di essa, identificando la zona di massima ascendenza (detta cuore o core) e centrando su di essa le proprie virate. Buon indicatore: cumuli ben formati con basi più scure suggeriscono termiche attive e venti leggeri.
Le termiche ascendenti e le discendenze possono essere anche molto intense e turbolente, fino a costituire un rischio per il volo: è compito del pilota valutare la condizione meteo e decidere se le proprie capacità sono sufficienti a gestire la situazione. Concatenando più termiche è possibile coprire grandi distanze: fa eccezione il volo in distanza (cross country), fortemente sconsigliato a piloti privi di esperienza.
Il volo in dinamica consiste nello sfruttare il vento di sollevamento orografico che si genera quando un vento incontra un ostacolo. Nella parte a sopravento dell'ostacolo si forma un movimento ascensionale di caratteristiche e intensità dipendenti dalla forma dell'ostacolo, in quanto il vento tenderà a superarlo seguendo la linea di minore resistenza.
Un parapendio che voli sul fianco a sopravento della montagna può sfruttare questo fenomeno per prolungare il proprio volo indefinitamente.
È pericoloso, invece, volare nella parte sottovento della montagna: il vento tende a formare vortici d'aria turbolenta di forma complessa, detti rotori. Volare con un parapendio all'interno di un rotore è estremamente pericoloso.
Tutte le manovre elencate di seguito possono risultare pericolose se non effettuate correttamente, in condizioni di sicurezza e con un'adeguata riserva di quota.
Come indica il nome, si tratta di far compiere alla vela una rotazione completa. È una manovra molto semplice, ma che richiede al pilota un buon controllo del peso, della traiettoria e della velocità. Se eseguito troppo lentamente, un 360 può portare ad uno stallo di semiala sulla semiala interna. Una serie di 360 stretti consecutivi prende il nome di spirale stretta, una manovra di non semplice gestione per lo stress fisico che comporta e l'elevata velocità raggiunta: innescare una spirale stretta troppo vicino al suolo comporta un rischio potenzialmente mortale. Il volo in termica si svolge effettuando una serie di 360 stretti in una corrente ascensionale.
Manovra base, insegnata anche agli allievi durante il corso base, consistente in una chiusura parziale del bordo d'attacco. Viene utilizzata principalmente per uscire da situazioni potenzialmente pericolose quali turbolenze o forti ascendenze in base nube. Tirando gradualmente i due cordini esterni del fascio A (il fascio frontale) le estremità esterne della vela si ripiegano su sé stesse: la superficie alare diminuisce ed aumenta il carico alare, la velocità di caduta aumenta e la vela risulta più stabile alle turbolenze.
Le grandi orecchie trazionano il 50% circa dei cordini, ottenendo una maggior riduzione della superficie alare e tassi di caduta proporzionalmente maggiori, rendendo il parapendio più difficile da pilotare. Per uscire è generalmente sufficiente rilasciare i cordini trazionati, in quanto la pressione interna dell'ala basta a riaprirla; se l'apertura non avvenisse spontaneamente la si può sollecitare con un colpo di freno dalla parte chiusa. Durante la manovra i freni non vengono utilizzati e il pilotaggio avviene spostando il peso.
Manovre di sensibile perdita di quota se usate correttamente, la cui esecuzione richiede una buona tecnica di pilotaggio: sono la manovra base per le figure di acrobazia del parapendio. Consistono in pendolamenti controllati dell'ala. Si inizia effettuando una virata ed accentuando, tramite l'uso del peso e dei freni, il pendolamento; è essenziale che le virate successive alla prima siano effettuate secondo il giusto ritmo per aumentare gradualmente l'intensità del rollio.
Vanno effettuate con una buona riserva di quota e congrua distanza da eventuali ostacoli, in quanto un controllo errato dei comandi porterebbe ad una diminuzione della portanza sulla semiala esterna, che tenderà a provocare una chiusura asimmetrica con possibile e repentina perdita di una notevole quota.
Per questo è importante tenere il comando esterno leggermente "pizzicato" durante l'inclinazione della vela in virata e avventurarsi in questa manovra solo con una buona dose di velocità. La differenza tra le due manovre è l'inclinazione: 45/50° sono inversioni di rollio, oltre i 90° sono wingover.
Come suggerisce il nome, è una manovra per ridurre drasticamente l'efficienza dell'ala e perdere quindi quota più rapidamente. Si effettua afferrando le bretelle B e tirandole gradualmente verso il basso: ciò causa una degradazione del profilo alare e una perdita di portanza. Il tasso di caduta aumenta fortemente, mentre la velocità orizzontale si riduce fino anche ad azzerarsi.
Per uscire dalla manovra si rilasciano velocemente le bretelle B fino a che l'ala non riprende il suo comportamento di volo normale. In caso di rilascio troppo lento può succedere, soprattutto con vele molto porose, che l'ala resti in stallo paracadutale, riconoscibile dal notevole tasso di caduta e dalla velocità orizzontale nulla: per uscirne è sufficiente premere sulle bretelle A, senza tirarle, così la vela picchierà leggermente riprendendo il volo.
Strumenti sempre più compatti e integrati rendono il volo più sicuro e preciso. Oggi è possibile volare con un unico dispositivo che comprende tutto.
Oggi la tecnologia consente di volare con un unico strumento che comprende tutte le funzioni di Alti-Vario-GPS, di altissima precisione e con prezzi molto contenuti (a partire da 300 euro).
Permette di mantenersi in contatto con gli altri piloti e con l'istruttore a terra durante il corso. Si utilizzano piccole radio portatili di tipo LPD: minimo ingombro e libertà di utilizzo senza patentino le rendono molto pratiche.
Indica la velocità verticale. Fondamentale per la gestione del volo in termica: aiuta a riconoscere il core delle termiche e a valutarne precisamente l'intensità. Utile anche per sfuggire a discendenze (zone di aria fredda in discesa).
Indica, misurando le variazioni di pressione atmosferica, l'altitudine alla quale si trova il pilota. Molto spesso è integrato in strumenti più complessi come il variometro o il GPS per una maggior praticità d'uso.
Essenziale nelle competizioni: indica la posizione con elevata precisione. I GPS specifici per il volo memorizzano le traiettorie seguite, guidano i piloti tra vari punti prestabiliti e stabiliscono velocità e direzione del vento quantificando lo scarroccio.
Il parapendio è un mezzo relativamente sicuro, ma come ogni attività aerea richiede preparazione, rispetto delle regole e attrezzatura adeguata. La sicurezza aumenta con la quota.
La sicurezza attiva consiste in tutte le azioni che il pilota deve mettere in atto in prima persona. È compito del pilota valutare la condizione meteo e decidere se le proprie capacità sono sufficienti a gestire la situazione:
La sicurezza passiva consiste in tutte le attrezzature e i materiali che attengono alla sicurezza:
Nonostante il parapendio sia un mezzo relativamente sicuro, esistono alcuni pericoli. È da tenere ben presente che tutti i pericoli vanno messi in relazione all'abilità del pilota: un pilota esperto può affrontare in relativa sicurezza situazioni che sono pericolose per un pilota inesperto. Esistono comunque condizioni pericolose a prescindere dall'abilità del pilota, che dipendono dai limiti fisici del mezzo.
Sono uno dei rischi maggiori. Provocano la deviazione del parapendio dalla traiettoria impostata, con il rischio di collisione con ostacoli o altri piloti. Inoltre possono provocare stalli e chiusure della vela, che rendono necessaria l'adozione di un pilotaggio attivo per mantenere l'ala in volo in condizioni di manovrabilità. È da osservare però che una correzione effettuata in maniera scorretta può anche peggiorare la situazione.
È necessario conoscere e valutare la situazione meteorologica del sito e la sua evoluzione durante la giornata. È importante osservare il comportamento delle nubi convettive (cumuli): forti raffiche ascendenti e discendenti associate a violenti fenomeni termici rappresentano un pericolo concreto.
Le linee telefoniche, elettriche ad alta e bassa tensione e le teleferiche sono pericolose e difficili da individuare in volo. Venire in contatto con una linea elettrica può uccidere il pilota in meno di un secondo. Oltre al pericolo per l'incolumità, un pilota che interrompa una linea elettrica o telefonica rischia grandi multe e risarcimenti danni. In molte nazioni è obbligatoria la polizza assicurativa per coprire eventuali danni.
Sono possibili collisioni in volo con altri piloti. Per minimizzare questo rischio esiste un regolamento che stabilisce le precedenze in volo, ma questo non elimina la necessità di una costante attenzione in volo.
Al contrario di quello che si potrebbe pensare, la sicurezza aumenta con la quota. Infatti un incidente che a 1000 metri dal suolo risulta di semplice gestione può essere mortale se affrontato a poche decine di metri da terra, poiché ad elevate quote si ha la possibilità di aprire il paracadute di emergenza e concludere l'esperienza con un semplice atterraggio morbido.
Si tenga inoltre conto che a quote elevate non ci sono edifici e linee elettriche, mentre i picchi delle montagne sono facilmente visibili, rendendo assai più basso il rischio di un qualche genere di collisione.
Per configurazioni inusuali si intendono tutte le condizioni in cui il comportamento dell'ala subisce una drastica variazione per fattori esterni. Tutte le vele omologate sono in grado di riprendere il normale assetto di volo autonomamente, ma perdendo una quota notevole.
Il parapendio non possiede una struttura rigida, e la sua forma è mantenuta solo dalla pressione interna generata dal vento relativo che investe la vela. È possibile che, in condizioni di turbolenza, la vela si afflosci, chiudendo il bordo d'attacco dell'ala. Le più comuni tra le configurazioni di volo inusuali sono le cosiddette chiusure; le estremità alari sono più soggette a chiusure che la parte centrale.
Si parla di stallo quando la vela perde portanza e non è più in grado di proseguire il volo. Può avvenire in due modi principali:
Uno stallo vicino al suolo è potenzialmente mortale. Un incidente che a 1000 metri dal suolo è di semplice gestione può essere fatale se affrontato a poche decine di metri da terra: a quote elevate si ha la possibilità di aprire il paracadute d'emergenza.
Il parapendio è un mezzo relativamente sicuro se praticato con la giusta formazione, attrezzatura adeguata e rispetto delle condizioni meteo. La sicurezza aumenta con la quota: a 1000 metri si ha la possibilità di aprire il paracadute d'emergenza. Per questo è fondamentale impararlo presso una scuola certificata dall'AeroClub d'Italia.
Curiosamente in Italia non è obbligatorio per legge il paracadute d'emergenza. Nonostante ciò, è comunque adottato dalla totalità dei praticanti ed è normalmente integrato nella selletta. Si tratta di un paracadute "a calotta" estraibile mediante una maniglia di estrazione.
L'attrezzatura essenziale comprende: la vela (ala), il fascio funicolare in Kevlar e Aramide, la selletta (imbrago), i freni aerodinamici, il sistema acceleratore (Speed System) e il paracadute di emergenza integrato. L'intero equipaggiamento si ripone in uno zaino di 10–15 kg.
Esistono due tecniche principali: il decollo "all'Italiana" (con rincorsa, con vento debole o nullo) e il decollo "alla Francese" (fronte vela, con vento sostenuto). In entrambi i casi il decollo avviene sempre da un pendio sufficientemente inclinato, dopo aver verificato attentamente le condizioni meteo. Non è consigliabile decollare con vento superiore a 25 km/h o in prossimità di cumulonembi.
Il volo termico consiste nello sfruttare correnti ascensionali generate dal riscaldamento delle masse d'aria. Un'aria più calda e meno densa sale rispetto a quella circostante (Principio di Archimede). Il pilota individua il cuore della termica e vi effettua virate di 360° per guadagnare quota rispetto al suolo — potenzialmente per ore.
Una chiusura avviene quando la vela si affloscia in condizioni di turbolenza, chiudendo il bordo d'attacco. Le chiusure asimmetriche (una sola semiala) si gestiscono spostando il peso verso la semiala aperta e frenando delicatamente. Le chiusure frontali richiedono di dare massima velocità alla vela per permettere la riapertura. Tutte le vele omologate sono in grado di riprendersi autonomamente, ma perdendo quota.
L'intera attrezzatura si ripone in uno zaino di 10–15 kg. Questo rende il parapendio uno dei mezzi volanti più pratici e autonomi: niente aeroporti, niente orari, niente carburanti. Lo porti con te ovunque.
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