Il parapendio vola grazie alla stessa fisica di qualunque ala: l'aria che scorre attorno al profilo genera la portanza, la forza che sostiene il pilota. Non ha motore, quindi plana sempre verso il basso rispetto all'aria che lo circonda; per salire sfrutta masse d'aria che salgono più in fretta di quanto la vela scenda, soprattutto le termiche. Vediamo come funziona, spiegato in modo semplice ma corretto.
Un'ala di tessuto, non un paracadute
Il parapendio è un'ala flessibile, priva di struttura rigida. È formato da due teli (estradosso e intradosso) cuciti a comporre decine di celle, o cassoni, aperti sul bordo d'attacco. In volo l'aria entra nelle bocche dei cassoni e li mette in pressione: la vela si gonfia e assume la forma di un vero profilo alare, curvo sopra e più teso sotto. Un fascio di funi collega la vela alla selletta, dove il pilota siede comodo come su una poltroncina.
La differenza con il paracadute è sostanziale: il paracadute serve solo a frenare una caduta verticale, mentre il parapendio è un vero aliante, progettato per avanzare e planare, con una velocità in avanti di circa 25-40 km/h.
La portanza: perché un telo resta in aria
Quando la vela avanza, l'aria si divide attorno al profilo. Sopra il dorso curvo la corrente accelera e la pressione diminuisce; sotto rallenta e la pressione aumenta. Questa differenza di pressione, unita alla deflessione verso il basso del flusso dietro l'ala, genera la portanza: una forza diretta verso l'alto, perpendicolare al vento relativo. Finché la vela si muove nell'aria con il giusto assetto, la portanza sostiene il peso del pilota.
Conta molto l'angolo d'incidenza, cioè l'inclinazione del profilo rispetto al flusso: se è troppo basso la vela accelera, se è troppo alto rischia lo stallo, la perdita di portanza. Le vele da scuola sono progettate per volare naturalmente in un assetto stabile e sicuro, tornando da sole verso la velocità corretta.
Un aliante che plana: efficienza e tasso di caduta
Senza motore, il parapendio trasforma la quota in avanzamento: scivola in avanti perdendo lentamente altezza, esattamente come un aliante. Due valori descrivono questo scivolamento:
- Efficienza (o rendimento): quanti metri avanzi per ogni metro di quota perso in aria calma. Una vela da principiante ha un'efficienza intorno a 8-9, percorre cioè circa 8-9 metri in orizzontale per ogni metro di discesa.
- Tasso di caduta: quanto scendi ogni secondo, in genere poco più di un metro al secondo in aria ferma.
In aria calma, quindi, ogni volo si concluderebbe con una lenta discesa fino all'atterraggio. Il bello comincia quando è l'aria stessa a salire.
Come si sale: termiche e volo dinamico
Le termiche
Il sole scalda il terreno in modo diseguale: rocce, campi arati, asfalto e centri abitati si riscaldano più di boschi e prati verdi. L'aria a contatto con il suolo caldo si scalda, diventa meno densa e si stacca salendo in colonne o bolle: sono le termiche. Se il pilota entra in una termica che sale, per esempio, a due metri al secondo mentre la vela ne scende poco più di uno, il risultato netto è una salita.
Per restare dentro l'ascendenza il pilota vira stretto, disegnando cerchi all'interno della colonna: è la spiralata. Leggere e sfruttare bene le termiche è un'arte fatta di sensibilità, e la approfondiamo nella guida su come sfruttare le termiche.
Il volo dinamico
C'è un secondo modo di guadagnare quota, il volo dinamico o soaring. Quando il vento incontra un pendio o una cresta è costretto a salire lungo il rilievo; in quella fascia di aria ascendente il pilota vola avanti e indietro parallelo alla cresta, restando sostenuto anche senza sole. È tipico dei voli di costa e di molte creste del Centro Italia.
Il ruolo del pilota: comandi e decisioni
Il pilota non è un passeggero passivo: governa la vela con pochi comandi essenziali.
- I freni (o comandi): una maniglia per mano, collegata al bordo d'uscita della vela. Tirando il freno destro si curva a destra, il sinistro a sinistra; tirando entrambi si rallenta, fino al flare che ammortizza l'atterraggio.
- Lo spostamento del peso: inclinandosi nella selletta il pilota imposta e accompagna le virate.
- L'acceleratore: una barra azionata con i piedi che, nei trasferimenti, aumenta la velocità riducendo un poco l'angolo d'incidenza.
Ma i comandi sono solo la parte visibile. Il lavoro vero del pilota è mentale: leggere il meteo, scegliere il sito e il momento giusti, valutare vento e nuvole, decidere dove e quando atterrare. È qui che conta l'esperienza, ed è il motivo per cui si vola sempre dopo una formazione seria. Non a caso il parapendio è più sicuro di quanto molti pensino, proprio perché si impara a gestire il rischio.
Le tre fasi di ogni volo
- Il decollo: si dispone la vela a terra, la si gonfia sopra la testa con una corsa controllata contro vento e, quando l'ala è stabile sopra di noi, poche falcate bastano a staccarsi dolcemente.
- Il volo: si cerca l'aria che sale, si vira, si plana da una zona all'altra tenendo d'occhio quota, vento e la posizione degli altri piloti.
- L'atterraggio: ci si allinea contro vento, si imposta l'avvicinamento e, a pochi metri da terra, si frena progressivamente (il flare) per posarsi con dolcezza, spesso restando in piedi. La tecnica di atterraggio è tra le prime cose che si imparano.
In una riga: il parapendio è un'ala di tessuto che plana grazie alla portanza e sale sfruttando l'aria ascendente. Il resto lo fa il pilota, con testa e allenamento. Il modo più bello per capirlo davvero è provarlo in volo tandem con un istruttore, oppure iniziare un corso per imparare a volare in autonomia.
Domande frequenti
Il parapendio ha un motore?
No. È un aliante senza motore: plana verso il basso rispetto all'aria e sale solo sfruttando le masse d'aria ascendenti, come termiche e brezze di pendio. Esiste una variante a motore, il paramotore, ma è un altro sport.
Come fa il parapendio a salire se non ha motore?
Sale quando l'aria intorno a lui sale più in fretta di quanto la vela scenda. Nelle termiche, bolle di aria calda, o nel vento deflesso da un pendio il pilota guadagna quota girando dentro l'ascendenza.
Che differenza c'è tra parapendio e paracadute?
Il paracadute frena una caduta verticale; il parapendio è un'ala progettata per avanzare e planare a 25-40 km/h, governata dal pilota con i freni e lo spostamento del peso.
Che cosa tiene in aria il parapendio?
La portanza: l'aria che scorre attorno al profilo curvo della vela crea una differenza di pressione e devia il flusso verso il basso, generando una forza che sostiene il peso del pilota.
Serve molta forza per pilotarlo?
No. Il parapendio si governa con comandi leggeri e con lo spostamento del corpo nella selletta: contano più la sensibilità e la testa della forza fisica.