Le manovre di discesa rapida in parapendio servono a perdere quota velocemente e in modo controllato quando l'aria ti porta troppo in alto o le condizioni cambiano. Le tre tecniche fondamentali sono le orecchie, lo stallo B e la spirale; a queste si affiancano spesso i wingover, che però sono più un esercizio di pilotaggio dinamico che una vera tecnica di discesa. Vediamo quando servono, come si eseguono e perché vanno apprese esclusivamente sotto la guida di un istruttore.
Perché e quando servono
Un parapendio vola perché l'aria lo sostiene, ma a volte l'aria sale con troppa energia: una termica potente, la brezza che rinforza, l'attrazione sotto la base di un grande cumulo. In questi casi il pilota deve poter scendere in fretta, per esempio per non essere risucchiato verso una nube, per uscire da una zona di forte turbolenza o per rientrare nel campo di atterraggio prima di un peggioramento meteo.
La prima regola, però, è la prevenzione: leggere bene la meteorologia per il parapendio ed evitare di cacciarsi nei guai vale più di qualsiasi manovra. Le tecniche di discesa sono la via d'uscita, non un lasciapassare per volare in condizioni sbagliate. Ecco le situazioni tipiche in cui tornano utili:
- Aria in forte salita che ti porta più in alto del previsto.
- Avvicinamento pericoloso alla base di un cumulo in sviluppo.
- Necessità di perdere quota rapidamente per anticipare un cambio di vento.
- Rientro nel campo quando sei "lungo" e rischi di superare l'atterraggio.
In tutte queste situazioni la differenza la fanno il sangue freddo e l'allenamento: una manovra provata decine di volte si esegue con lucidità anche quando l'aria si fa seria. È il motivo per cui non basta conoscerle sulla carta, ma bisogna averle sperimentate in un contesto protetto.
Le orecchie
Le orecchie ("big ears") sono la manovra di discesa più dolce e la prima che si impara. Si eseguono tirando verso il basso i cordini o le bretelle esterne del fascio A, così da ripiegare le estremità dell'ala: la superficie che porta si riduce e il tasso di caduta aumenta in modo moderato, restando facilmente gestibile.
Il grande vantaggio è che la vela resta stabile e sotto controllo: si mantiene la direzione spostando il peso nell'imbrago e, abbinando l'acceleratore, si aumenta anche la penetrazione contro vento — utile per scendere allontanandosi da una zona critica. Rilasciando i cordini le estremità si riaprono da sole; se serve si aiuta la riapertura con una frenata simmetrica. È la tecnica meno aggressiva, ma da sola offre un rateo di discesa limitato.
Un dettaglio pratico: con le orecchie chiuse la vela vola un po' più lentamente e reagisce in modo diverso ai comandi. Conviene tenerlo presente vicino al suolo e in avvicinamento all'atterraggio, dove è buona norma riaprirle per tempo e recuperare il pieno controllo dell'ala prima di toccare terra.
Lo stallo B
Lo stallo B (o stallo alle B) si ottiene tirando verso il basso, in modo simmetrico, la bretella centrale del fascio B. Così si "rompe" il profilo dell'ala, che smette di avanzare e scende quasi in verticale, come un grande paracadute. Il tasso di caduta è nettamente superiore a quello delle orecchie.
È una manovra potente ma delicata: l'ingresso e soprattutto l'uscita devono essere simmetrici e progressivi, rilasciando le bretelle in modo deciso per far ripartire l'ala. Un'uscita gestita male può portare a uno stallo paracadutale — la vela resta aperta ma non avanza — o ad altre configurazioni indesiderate. Non tutte le vele reagiscono allo stesso modo, ed è per questo che lo stallo B va provato prima in ambiente controllato. Rispetto alle orecchie richiede più forza sulle braccia e più attenzione, e si insegna in un secondo momento, quando il pilota ha già una buona sensibilità dell'ala. Come tutte le manovre energiche, va eseguito con quota abbondante sotto di sé.
La spirale
La spirale (o "360 in spirale") è la manovra con il tasso di caduta più elevato: la vela ruota attorno al pilota con forte inclinazione e il rateo di discesa può superare abbondantemente i 10 metri al secondo. È la tecnica più efficace quando serve scendere molto e in fretta.
È anche la più impegnativa e la più insidiosa. Le forze centrifughe in spirale stretta sono elevate e possono provocare disorientamento fino alla perdita di coscienza, il cosiddetto "velo nero". Inoltre alcune vele, oltre una certa inclinazione, tendono a mantenere la rotazione anche se il pilota molla i comandi (spirale stabile): riconoscere l'assetto e gestire un'uscita graduale è fondamentale. Per questo si entra in spirale in modo progressivo, controllando l'inclinazione e guardando dove si vuole andare, e si esce riducendo la virata poco alla volta per non caricare ulteriormente l'ala. Una quota di sicurezza adeguata è d'obbligo: la spirale non si improvvisa mai.
E i wingover?
I wingover sono virate ampie e alternate che generano un moto pendolare con inclinazioni crescenti. Vengono spesso citati tra le manovre "spettacolari", ma è bene essere onesti: non sono una vera tecnica di discesa, perché fanno perdere poca quota. Sono piuttosto un esercizio di coordinazione e pilotaggio dinamico, propedeutico all'acrobazia, che insegna a sentire i tempi dell'ala.
Proprio perché caricano la vela in modo asimmetrico, se eseguiti in modo esagerato o scoordinato i wingover possono provocare chiusure asimmetriche o cravatte. Vanno quindi affrontati con gradualità e con la stessa prudenza delle altre manovre.
Quale manovra scegliere
Non esiste una manovra "migliore" in assoluto: la scelta dipende da quanta quota devi perdere, dallo spazio a disposizione e dalle condizioni del momento. In generale:
- Orecchie: discesa contenuta ma molto controllabile, ottime per allontanarsi da una zona di risalita mantenendo la rotta.
- Stallo B: discesa verticale ed energica, utile quando serve "bucare" verso il basso restando sul posto.
- Spirale: la discesa più rapida in assoluto, da usare solo con padronanza e con margine di quota sufficiente per l'uscita.
Spesso le tecniche si combinano: per esempio orecchie più acceleratore per scendere allontanandosi dal sottovento di un rilievo. Saper leggere la situazione e scegliere la manovra giusta è esattamente ciò che si allena in addestramento.
Imparale in sicurezza, un passo alla volta
Tutte queste tecniche hanno un punto in comune: non si imparano leggendo, ma volando con un istruttore. Il contesto ideale è lo stage SIV (dal francese "Simulation d'Incident en Vol"), in cui le manovre si provano in sicurezza sopra un lago o il mare, con assistenza radio da terra e il paracadute di soccorso pronto all'uso. Si procede per gradi, partendo dalle orecchie e arrivando alla spirale solo quando il pilota è pronto.
Nella nostra scuola questo percorso fa parte della crescita del pilota dopo il corso di parapendio e il conseguimento dell'attestato VDS/VL. Il direttore Fabio Pasquali, istruttore nazionale con quarant'anni di volo, imposta la progressione sul livello reale di ciascuno: nessuna manovra prima del tempo. Nessuno può promettere una sicurezza assoluta, ma formazione seria, meteo giusto, attrezzatura omologata e gradualità riducono il rischio in modo enorme.
Se vuoi capire come queste manovre si inseriscono nel tuo percorso, approfondisci la tecnica di atterraggio in parapendio — perché scendere bene serve a poco senza un buon avvicinamento — e impara a leggere l'aria con la nostra guida alle termiche e come sfruttarle. Per qualsiasi dubbio contattaci: siamo a Roma e voliamo in tutto il Centro Italia. Daje, si vola!