La storia del parapendio è sorprendentemente recente: nasce tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, quando alcuni appassionati intuiscono che con un paracadute a profilo alare si può decollare correndo da un pendio e planare, invece di limitarsi a scendere dopo un lancio. Da quell’intuizione, e da decenni di perfezionamento di vele, materiali e certificazioni, è nato lo sport che conosciamo oggi. Ripercorriamone le tappe, dalle radici al volo libero contemporaneo, anche qui in Italia.
Le radici: dal paracadute all’ala che plana
L’antenato tecnico del parapendio è il paracadute a profilo alare, il cosiddetto ram-air: un’ala morbida formata da due strati di tessuto e da celle che si gonfiano con l’aria in ingresso, dandole una forma portante. Questo tipo di paracadute “a cassoni”, sviluppato negli anni Sessanta, non si limita a frenare la caduta: avanza e plana, e può essere governato. È la differenza che rende possibile tutto il resto.
Negli anni Settanta alcuni paracadutisti e alpinisti iniziano a usare questi paracadute quadrati in modo nuovo: invece di lanciarsi da un aereo, li gonfiano correndo lungo un pendio innevato o erboso per staccarsi da terra con le proprie gambe. L’idea di “camminare in cielo” partendo da una montagna comincia a prendere forma.
La nascita del parapendio moderno
L’episodio-simbolo che la tradizione indica come atto di nascita del parapendio moderno è datato 1978, a Mieussy, sulle Alpi francesi dell’Alta Savoia: alcuni paracadutisti decollano di corsa da un pendio con i loro paracadute alari e volano. Il termine francese parapente — da para(chute) e pente, “pendio” — racconta bene l’intuizione: un paracadute per il pendio.
Da lì la pratica si diffonde rapidamente lungo l’arco alpino. All’inizio si vola con paracadute pensati per altro, poco efficienti e nati per scendere più che per planare; ma l’entusiasmo è enorme e apre la strada a un’evoluzione velocissima negli anni successivi. Va detto che il parapendio non nasce dal nulla: raccoglie l’eredità di altre forme di volo libero, a cominciare dal deltaplano, e la reinterpreta con un’ala morbida, più leggera e facile da ripiegare in uno zaino.
Gli anni Ottanta: le prime vele dedicate e le prime scuole
È negli anni Ottanta che il parapendio diventa uno sport a sé. Compaiono le prime vele progettate appositamente per decollare dal pendio e planare, diverse dai paracadute da cui derivavano: profili più efficienti, maggiore stabilità, migliore capacità di avanzare. Nascono i primi costruttori, le prime scuole e le prime comunità di piloti che si scambiano esperienze e tecniche di pilotaggio.
In questo periodo si mette a fuoco anche la sostanza del volo: non solo scendere, ma restare in aria e guadagnare quota sfruttando le masse d’aria ascendenti, come le termiche e le brezze di pendio. Se ti incuriosisce la fisica che tiene su un’ala così semplice, l’abbiamo raccontata nella guida su come funziona il parapendio.
L’evoluzione di vele e materiali
Dagli anni Ottanta a oggi le vele hanno fatto passi da gigante, pur mantenendo lo stesso principio di fondo. I progressi principali riguardano:
- Aerodinamica: più celle, profili raffinati e maggiore allungamento (il rapporto tra apertura e profondità dell’ala) hanno migliorato efficienza e velocità, a prezzo di una maggiore esigenza di pilotaggio.
- Materiali: tessuti in nylon ripstop più leggeri e stabili, e cordini via via più sottili e resistenti, hanno reso le vele più performanti e durevoli.
- Sicurezza passiva: lo studio del comportamento in caso di chiusure ha portato a vele più tolleranti per chi impara, distinte da quelle prestazionali per i piloti esperti.
- Nuove concezioni: sono nate soluzioni come i profili “reflex” più stabili e, più di recente, le vele single skin a strato singolo, leggerissime, per il volo-escursione.
In parallelo sono migliorati anche gli altri elementi: imbraghi più comodi e protettivi, paracadute di soccorso più affidabili, strumenti come vario e GPS. Se vuoi capire come si sceglie un’ala oggi, leggi la guida su come scegliere la vela di parapendio.
Le certificazioni: dalla sperimentazione alle classi EN
Con la diffusione dello sport è cresciuta l’esigenza di standard di sicurezza. Nei primi anni le prove erano frammentarie e legate a enti nazionali diversi; nel tempo si è arrivati a un sistema condiviso a livello europeo. Oggi le vele di serie vengono testate secondo la norma EN 926, che valuta sia la resistenza strutturale sia il comportamento in volo, e vengono classificate nelle categorie EN A, B, C e D: dalle più tolleranti e adatte a chi inizia (A) alle più prestazionali e impegnative (D). In Germania è diffuso anche il sistema LTF, con criteri analoghi.
Questa classificazione è preziosa perché aiuta ogni pilota a scegliere un’ala adatta al proprio livello, riducendo i rischi. È uno dei modi concreti con cui il parapendio, pur restando uno sport di libertà, è diventato più sicuro nel corso dei decenni.
Il volo libero oggi
Oggi il parapendio è uno sport aereo maturo e diffuso in tutto il mondo, con diverse anime che convivono:
- Volo termico e cross-country: sfruttando le ascendenze si percorrono grandi distanze; nelle condizioni migliori si superano diverse centinaia di chilometri in un solo volo. Ne parliamo nella guida al cross-country in parapendio.
- Competizioni: gare di distanza e di precisione, e discipline spettacolari come l’acrobatico.
- Hike-and-fly: si sale a piedi con l’attrezzatura nello zaino e si decolla dalla vetta, unendo montagna e volo.
- Volo turistico in tandem: l’esperienza che permette a chiunque di provare l’emozione del volo libero accompagnato da un istruttore.
A fare da filo conduttore c’è una cultura della sicurezza sempre più solida: formazione strutturata, attrezzatura certificata, attenzione al meteo e stage dedicati alla gestione delle emergenze. Il parapendio resta uno sport che richiede rispetto e preparazione, ma il percorso per avvicinarsi è oggi chiaro e graduale.
Il parapendio oggi in Italia
In Italia il parapendio rientra nel Volo Da Diporto o Sportivo (VDS/VL), disciplinato con il coinvolgimento dell’Aero Club d’Italia: per volare da soli si consegue l’attestato attraverso una scuola e un esame. Il nostro territorio è ricchissimo di siti, dalle Alpi agli Appennini, e anche il Centro Italia offre luoghi splendidi tra Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche. Se vuoi scoprire dove si vola vicino a noi, dai un’occhiata ai siti di volo del Lazio e a come diventare pilota di parapendio.
La nostra scuola, la ASD Scuola Parapendio Roma, porta avanti questa storia dal 2011, con il direttore Fabio Pasquali, istruttore nazionale con quarant’anni di volo: un pezzetto di quella lunga avventura iniziata su un pendio francese e arrivata fin sopra le nostre montagne. Puoi conoscerci nella pagina chi siamo, provare l’emozione con un volo tandem o pensare ai corsi di parapendio per volare in autonomia.