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Il paracadute di soccorso in parapendio

13 agosto 2026 · A cura della Scuola Parapendio Roma

Il paracadute di soccorso è la riserva di sicurezza del parapendio: una vela di emergenza, ripiegata in un contenitore e collegata all'imbrago, che il pilota lancia a mano quando la vela principale non è più recuperabile. È un dispositivo che si spera di non usare mai, ma che deve essere sempre a bordo, installato correttamente, manutenuto e — soprattutto — che il pilota deve saper lanciare senza esitazioni. In questa guida vediamo che cos'è, quando e come si usa, come si mantiene efficiente con la ripiegatura periodica e perché è un compagno di volo irrinunciabile.

Che cos'è il paracadute di soccorso

Chiamato anche paracadute di emergenza o "riserva", è una vela ausiliaria progettata per far scendere il pilota a una velocità di caduta ridotta quando l'ala principale è fuori controllo. Ne esistono diverse tipologie:

  • Tondi (emisferici): i più classici e diffusi, semplici e affidabili, ma non pilotabili: si scende dove porta il vento e con una certa oscillazione.
  • Cruciformi e a calotta stabilizzata: pensati per ridurre l'oscillazione e velocizzare l'apertura.
  • Rogallo (guidabili): hanno una minima capacità direzionale che consente di orientarsi verso una zona più sicura, ma richiedono conoscenza specifica.

Ogni soccorso è omologato (secondo le normative europee) ed è dimensionato in base al peso totale in volo: va quindi scelto in funzione del proprio peso completo di attrezzatura. Il soccorso è alloggiato in un contenitore — sotto la seduta, sul fianco, davanti o nell'apposita tasca dell'imbrago — ed è collegato ai punti di attacco tramite una fettuccia (bridle). La maniglia di estrazione deve essere sempre accessibile e ben visibile: è il primo appiglio da cercare in emergenza.

Quando si lancia il soccorso

Il paracadute di soccorso è l'ultima risorsa: si usa solo quando la vela principale non è più recuperabile e c'è ancora quota sufficiente per aprirlo. Le situazioni tipiche in cui si valuta il lancio sono:

  • una cravatta o un groviglio che manda la vela in autorotazione e non si riesce a risolvere;
  • una chiusura o una cascata di eventi vicino al suolo che non lascia il tempo di recuperare;
  • una collisione in volo con un altro mezzo;
  • una vite o una spirale da cui non si esce;
  • un cedimento strutturale dell'ala.

La regola d'oro è decidere in fretta: l'esitazione è la vera nemica. Esiste un principio di buon senso condiviso dai piloti — se sei basso e fuori controllo, lancia subito, perché ogni metro perso è tempo che non torna. Al tempo stesso il soccorso ha bisogno di spazio per aprirsi: sotto una certa quota potrebbe non gonfiarsi in tempo. Per questo la prevenzione — meteo corretto, pilotaggio attivo e manovre di gestione — viene sempre prima: se ti interessa il quadro d'insieme sui rischi e su come si riducono, leggi quanto è pericoloso il parapendio.

Come si lancia: la sequenza corretta

Il lancio è un gesto che deve diventare automatico, perché in emergenza non c'è tempo per ragionare. La sequenza, da provare fino a interiorizzarla, è questa:

  1. Guarda e afferra (look & grab): porta lo sguardo alla maniglia, individuala e impugnala saldamente. Cercare la maniglia a tentoni è l'errore che fa perdere secondi preziosi.
  2. Estrai con forza: tira decisa la maniglia per sfilare il contenitore interno (il "pod") dalla sua sede.
  3. Lancia lontano: getta il pod con energia verso aria libera e pulita, possibilmente nel senso opposto a un'eventuale rotazione, per evitare che rientri verso il pilota o la vela.
  4. Se non si apre, insisti: se non gonfia subito, dai un secondo strappo o un ulteriore lancio.
  5. Neutralizza la vela principale: appena il soccorso è aperto, richiama e "disabilita" l'ala principale tirandola a te, così da evitare che le due vele lavorino l'una contro l'altra generando la pericolosa discesa a specchio (down-planing).
  6. Preparati all'atterraggio: la discesa sotto soccorso è rapida e in genere non governabile. Assumi la posizione di caduta paracadutistica, gambe unite e leggermente piegate, corpo protetto, pronto a rotolare al contatto per assorbire l'impatto.

Il lancio del soccorso non si improvvisa: si prova a terra con simulatori appesi e, idealmente, si sperimenta la gestione delle emergenze nei corsi di sicurezza in volo (SIV) sopra l'acqua. Fa parte dello stesso bagaglio di manovre di emergenza di cui parliamo nell'articolo sulle manovre di discesa rapida.

Manutenzione e ripiegatura periodica

Un soccorso serve solo se si apre in fretta quando lo lanci, e questo dipende dalla manutenzione. Con il tempo il tessuto compresso e le pieghe tendono a "impacchettarsi" e a incollarsi, rallentando l'apertura. Per questo va aperto, arieggiato e ripiegato periodicamente:

  • Ogni quanto: la ripiegatura va fatta con regolarità, in genere ogni 6-12 mesi e comunque almeno una volta l'anno, seguendo le indicazioni del costruttore.
  • Chi la fa: meglio affidarsi a personale qualificato o a corsi di ripiegatura dedicati, dove si impara anche a controllare il proprio materiale.
  • Dopo un ammaraggio o umidità: se il soccorso si bagna va asciugato completamente e ripiegato, perché l'acqua può comprometterne l'apertura.
  • Controlli di compatibilità: a ogni ripiegatura si verifica il collegamento all'imbrago (la fettuccia e la maglia rapida), l'integrità del tessuto e delle funicelle, e che il contenitore si chiuda con la giusta tensione degli anelli.

Anche prima di ogni volo un rapido controllo non guasta: maniglia al suo posto, contenitore chiuso correttamente, collegamento in ordine. Sono gli stessi gesti di cura che dedichiamo a tutta l'attrezzatura, come spieghiamo nella guida all'attrezzatura da parapendio.

Perché è fondamentale (e cosa non è)

Il paracadute di soccorso è la rete di sicurezza definitiva: nelle situazioni estreme, quando non c'è altra soluzione, può fare la differenza tra un grande spavento e qualcosa di serio. Proprio per questo va scelto della taglia giusta, installato a regola d'arte, mantenuto con la ripiegatura periodica e — aspetto spesso trascurato — bisogna saperlo usare, allenando mentalmente e fisicamente il gesto del lancio.

Detto con onestà, però, il soccorso non è una garanzia assoluta: ha bisogno di quota per aprirsi, di un lancio corretto e tempestivo, e la discesa comporta comunque un impatto da gestire. Non autorizza a volare con meno attenzione: resta un'ultima risorsa, non un lasciapassare. La vera sicurezza nasce prima, dalla formazione, dal rispetto del meteo e dal buon pilotaggio.

Imparare a usarlo bene

Conoscere il proprio soccorso, saperlo mantenere e allenare il lancio sono competenze che si costruiscono con una buona scuola e con l'aggiornamento continuo. Nei nostri corsi di parapendio la gestione delle emergenze e la cura dell'attrezzatura fanno parte del percorso verso l'autonomia in sicurezza, e accompagniamo i piloti anche nel perfezionamento. Se vuoi capire l'intero cammino che porta al brevetto, leggi come diventare pilota di parapendio; se invece vuoi conoscere la nostra realtà e l'istruttore, trovi tutto nella pagina chi siamo. La Scuola Parapendio Roma vola in Lazio e Centro Italia dal 2011, con l'istruttore nazionale Fabio Pasquali e i suoi quarant'anni di esperienza: per domande o iscrizioni scrivici dalla pagina contatti. Daje, si vola!

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