In un volo turistico in tandem si resta di solito entro qualche centinaio di metri sopra il punto di atterraggio, e il momento più alto coincide spesso con il decollo. In un volo di distanza, invece, un pilota esperto può salire in termica fino alla base delle nuvole: nel Centro Italia, d'estate, spesso tra i 2.000 e i 3.000 metri, a volte di più. In parapendio, insomma, "quanto si vola alto" non ha una risposta unica: dipende dal tipo di volo e, soprattutto, dall'aria.
Da cosa dipende la quota
Il parapendio è un aliante: non ha motore e, una volta in aria, può guadagnare quota solo sfruttando masse d'aria che salgono. Questa è la differenza che spiega tutto. La quota che raggiungi non dipende dalla potenza di un propulsore, ma da quattro fattori: il dislivello del sito da cui decolli, la presenza e la forza delle ascendenze, il meteo del giorno e l'esperienza di chi pilota. Per capire come una semplice ala di tessuto stia in cielo e trasformi l'energia dell'atmosfera in quota, è utile partire da come funziona il parapendio.
Va chiarito subito un equivoco comune: alto non vuol dire pericoloso di per sé. Una buona quota è anzi un margine di sicurezza, perché dà tempo e spazio per gestire ogni situazione. Il punto non è quanto si sale, ma dove, come e con quali competenze lo si fa.
Quanto si sale in un volo tandem
Il volo tandem classico è un volo in planata. Si decolla da un pendio o da una montagna — nei nostri siti laziali, per esempio, il Monte Norma (750 m) sui Monti Lepini o le zone di Roccasecca dei Volsci — e si scende dolcemente verso l'atterraggio a valle, restando alcune centinaia di metri sopra il terreno che scorre sotto. In questo caso il punto più alto del volo è, di fatto, il decollo.
Quando l'aria è buona, però, la storia cambia. In una giornata di sole con termiche attive, l'istruttore può agganciare un'ascendenza e far salire il tandem anche parecchie centinaia di metri sopra il decollo, allungando la durata del volo da pochi minuti a mezz'ora e oltre. È una delle magie del volo tandem: non stai solo scendendo, stai davvero volando. Se è la tua prima volta, ti raccontiamo tutto in cosa aspettarsi dal primo volo.
Come si guadagna quota: le termiche
Il motore invisibile del parapendio sono le termiche: colonne d'aria calda che, essendo più leggere dell'aria circostante, salgono verso l'alto. Il pilota le individua, ci entra e gira in tondo restando dentro l'ascendenza, un po' come un rapace che sale a spirale senza battere le ali. I ratei di salita tipici vanno da circa 1 a 3 metri al secondo, ma in giornate forti possono essere maggiori. Si continua a salire finché la termica si esaurisce o si raggiunge la base dei cumuli, che rappresenta il "tetto" naturale dell'ascendenza.
Esiste anche un secondo modo di restare su: l'ascendenza dinamica, cioè l'aria che il vento spinge verso l'alto quando incontra un pendio. È il cosiddetto soaring, che permette di volare a lungo lungo un versante senza per forza salire di molto. Imparare a leggere e sfruttare queste ascendenze è il cuore del volo termico: ne parliamo in dettaglio nella guida su come sfruttare le termiche, mentre per capire quando e dove si formano c'è la guida di meteorologia per il parapendio.
Le quote nel volo di cross
È nel volo di distanza — il cross country — che si toccano le quote più alte. Qui il pilota sale in termica fino alla base delle nuvole, poi trasforma quella quota in chilometri planando verso l'ascendenza successiva, dove risale, e così via. La base dei cumuli, nel Centro Italia d'estate, si colloca spesso tra i 2.000 e i 3.000 metri di quota, a volte più in alto; sulle grandi catene, come le Alpi, può salire ancora di più. Sui siti di volo di Abruzzo, Umbria e Marche — dai Monti Sibillini sopra Sarnano al massiccio del Gran Sasso — le giornate buone regalano proprio queste quote. Come funziona nel dettaglio lo spieghiamo nella guida al cross country in parapendio.
Quote massime e record
Nel volo libero praticato normalmente è raro superare i 3.000-4.000 metri nelle nostre zone, semplicemente perché ci si ferma alla base delle nuvole e non le si attraversa mai. I record assoluti, però, raccontano quanto possa essere potente l'atmosfera. È rimasto celebre e drammatico il caso, documentato nel 2007 in Australia, di una pilota risucchiata all'interno di un enorme cumulonembo temporalesco e trascinata fino a quasi 10.000 metri di quota, quella degli aerei di linea, sopravvivendo per miracolo. Non è un obiettivo né un'impresa da emulare: è l'esempio estremo del perché in parapendio si sta rigorosamente lontani dai temporali e dalle nuvole in sviluppo. La quota si cerca con giudizio, non a ogni costo.
Sicurezza in quota: freddo e ossigeno
Salire ha due conseguenze fisiche di cui tenere conto. La prima è il freddo: la temperatura dell'aria cala in media di circa 6,5 °C ogni 1.000 metri di dislivello, e il vento relativo accentua la sensazione di gelo. Ecco perché, anche d'estate, si vola vestiti a strati e con scarpe chiuse. La seconda è l'ossigeno: oltre i 3.800-4.000 metri l'aria si fa rarefatta e compare il rischio di ipossia, la carenza di ossigeno che riduce lucidità e prontezza. Sono quote tipiche del volo d'alta montagna, non dei voli in Lazio e Centro Italia, dove questi valori non si raggiungono.
Resta poi la regola d'oro condivisa da chiunque voli: mai entrare nelle nuvole e sempre rispettare gli spazi aerei. La quota è una risorsa preziosa e un margine di sicurezza, ma va gestita con la testa. Su questo, e sul rapporto reale tra parapendio e rischio, abbiamo scritto una guida onesta: il parapendio è pericoloso?.
In sintesi
Quanto si vola alto in parapendio dipende da cosa stai facendo: qualche centinaio di metri in un tandem in planata, diverse centinaia in più se entra in gioco una termica, migliaia di metri fino alla base delle nuvole in un volo di cross. Il denominatore comune è sempre l'aria: è lei a decidere, e il pilota impara a leggerla. La Scuola Parapendio Roma vola in Lazio e Centro Italia dal 2011, con l'istruttore nazionale Fabio Pasquali e i suoi quarant'anni di esperienza. Se vuoi scoprire dal vivo che effetto fa guardare il mondo dall'alto, dai un'occhiata a come iniziare e vieni a trovarci. Daje, si vola!
Domande frequenti
Quanto si vola alto in un volo tandem?
In un tandem turistico si resta di norma entro qualche centinaio di metri sopra il punto di atterraggio, e il momento più alto coincide spesso con il decollo. In una bella giornata, però, l'istruttore può agganciare una termica e far salire il tandem anche di parecchie centinaia di metri sopra il decollo, allungando la durata del volo.
Qual è la quota massima che si può raggiungere in parapendio?
Non esiste un numero fisso: la quota dipende dall'aria che sale. Nel volo tipico in Lazio e Centro Italia difficilmente si superano i 3.000-4.000 metri, perché ci si ferma alla base dei cumuli. In condizioni eccezionali, o sulle grandi montagne, si può salire molto di più, ma sempre restando lontani dalle nuvole e dentro gli spazi aerei consentiti.
Serve l'ossigeno per volare in parapendio?
Nel volo normale no. L'ossigeno supplementare diventa un tema solo nel volo d'alta quota, in genere oltre i 3.800-4.000 metri, dove l'aria è rarefatta e compare il rischio di ipossia. Nelle quote dei nostri voli in Centro Italia non si arriva a questi valori.
Fa freddo a quelle quote?
Sì. La temperatura dell'aria cala in media di circa 6,5 °C ogni 1.000 metri di dislivello, e il vento relativo aumenta la sensazione di freddo. Per questo, anche d'estate, si vola vestiti a strati e con scarpe chiuse.
Come si guadagna quota senza motore?
Il parapendio è un aliante: sale solo grazie all'aria che si muove verso l'alto. I due modi principali sono le termiche, colonne d'aria calda in cui il pilota gira per salire, e l'ascendenza dinamica, cioè l'aria che il vento devia verso l'alto lungo un pendio.